Stay Ciociaria | Basilica di Sant'Erasmo - Veroli
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Basilica di Sant'Erasmo - Veroli



Basilica di Sant'Erasmo - Veroli

(English version below)
Via Garibaldi conduce davanti alla Basilica di S. Erasmo. Secondo la tradizione qui sorgeva il tempio dedicato al dio Apollo. S. Benedetto da Norcia, nel sostare a Veroli durante il suo trasferimento da Subiaco a Montecassino, vi costruì un oratorio e un monastero per monaci benedettini. Tale tradizione trova il suo fondamento negli Acta S. Placidi  riportati da J. Mabillon. Una sicura prova della presenza dei benedettini in S. Erasmo la offre il codice membranaceo del Martirologio, conservato nell'Archivio della chiesa e studiato già nel XVIII secolo, dallo storico verolano Vittorio Giovardi, il quale lo ritenne peculiare di questa chiesa. Nel documento San Benedetto viene definito "Padre e fondatore" dell'edificio sacro, secondo la consuetudine monastica. Sul primo oratorio sorse poi la chiesa, più volte rimaneggiata nei secoli, fino a che l'interno della chiesa stessa mutò completamente il suo aspetto originario. I benedettini  rimasero a Veroli fino agli inizi del XII secolo; poi furono sostituiti dai canonici regolari. La pianta della basilica risale al XII secolo. Le parti originali di questa epoca sono la base del campanile, il portico antistante la chiesa e le absidi, coronate da archetti ciechi e da colonnine su mensole. Diversi sono gli elementi in bassorilievo presenti sulla facciata, che la rendono carica di mistero e di splendore. 
Alcuni di essi  sono simboli cosmologici e microcosmici, espressi tramite la raffigurazione di cerchi concentrici intrecciati tra loro con una linea che va a formare quattro ovali, il tutto con il significato di stretto rapporto tra Dio e il mondo, tra il Divino e l'umano. Tra i bassorilievi spicca per la qualità di fattura l'Agnello Pasquale, animale mite, innocente e puro, simbolo di Cristo e del suo sacrificio supremo. La parte superiore del vestibolo era destinata ad oratorio per i monaci. Sul fianco nord-est è ancora visibile una bifora rettangolare, provvista di piastrino centrale che testimonierebbe questo primitivo stato. L'ambiente subì delle modifiche quando, nel 1575, i canonici di S. Erasmo chiamarono l'architetto Martino Veneziano affinché provvedesse ai lavori di restauro della chiesa. Questi lasciò ai posteri il ricordo suo nome scolpendo nella facciata la seguente frase: "EST MANIBUS FACTUS MARINI QUEM PROBAT ARCUS". Queste indicazioni rimandano ad un'altra iscrizione (OP)US MARTINI, che si trova incisa su due pietre nella parte interna dell'arco centrale. Probabile è anche l'ipotesi che Martino facesse riferimento all'arco laterale dove è incisa la parola THESTIMONIA. L'altare maggiore della basilica è in stile barocco, costruito con marmi pregiati, fu consacrato nel 1753 mentre gli affreschi presenti sull'abside centrale, sono del XIX secolo. Al centro domina la figura del Cristo che abbraccia la croce, con ai suoi lati le figure di
S. Erasmo e S. Benedetto. Il coro settecentesco in legno di noce è opera di maestranze locali.
Alla parete sinistra del presbiterio è collocata un'enorme tela che mons. Vittorio Giovardi fece dipingere nel 1767 per rievocare l'importante avvenimento che vide nel 1170, qui, a S. Erasmo l'incontro tra papa Alessandro III, i rappresentanti della Lega Lombarda ed Everardo, vescovo di Bamberga, inviato dell'imperatore Federico Barbarossa ai fini di negoziare una possibile pace.
Di proporzioni ben più modeste è l'anonima tela raffigurante il "Battesimo di Gesù". E' molto elegante, anche se i gesti delle figure risultano un po' convenzionali e articolati secondo uno schema compositivo assai vicino al "Battesimo di Gesù" del Maratta, nella Certosa di S. Martino a Napoli. La basilica di S. Erasmo possiede un Tesoro Sacro costituito da oggetti preziosissimi e di alto livello artistico, come il calice ministeriale e la patena della fine del XIV secolo, in argento dorato e l'encolpio bronzeo del sec. XII .
Il calice è stato protagonista del miracolo eucaristico avvenuto il 26 marzo 1570: l'Ostia contenuta nello scatolino collocato dentro il calice, per essere adorata dai fedeli,  durante le quaranta ore di adorazione, nella cappella dedicata a san Gregorio, dopo i Vespri di Pasqua operò numerosi prodigi. Dopo ben dieci giorni di continua adorazione pubblica si pose fine all'esposizione del Sacramento. A questo punto la Sacra Ostia non fu consumata ma lasciata dentro la teca che, una volta chiusa accuratamente con filo di ottone e sigillata, venne riposta dentro il tabernacolo. Le notizie di questi avvenimenti si trovano negli atti del processo canonico, fatto celebrare dal vescovo Ortensio Battisti. Tali atti raccolgono le testimonianze sia dei fedeli presenti agli avvenimenti straordinari verificatisi nei giorni immediatamente successivi alla celebrazione della Pasqua, sia di persone che prodigiosamente guarirono da infermità croniche. Per custodire il calice, venne realizzata dallo scultore Francesco Nagni un monumento bronzeo composto da una schiera di angeli.
Di notevole pregio è l'encolpio. La croce-reliquiario che anticamente si portava appesa al collo, presenta da un lato il Crocifisso circondato dalla Vergine e dai Santi Nicola e Giovanni; dall'altro la Madonna col Bambino tra i Santi Demetrio, Giorgio e Procopio, tutti identificati dai nomi abbreviati, disordinatamente e confusamente disposti accanto alle rispettive figure. Il forte contrasto tra le masse morbide e tondeggianti delle immagini e l'istintivo, brusco incidere del bulino che definisce sommariamente ma efficacemente particolari anatomici e motivi decorativi rimane forse la caratteristica essenziale di questo encolpio. Consistente è il patrimonio archivistico di questa basilica che possiede pergamene del IX secolo d. C., in parte studiate e pubblicate dal Mottironi: Di notevole interesse è il martirologio del XIII secolo.

Walking along Via Garibaldi, visitors find themselves before the magnificent Basilica of St. Erasmus, one of Veroli’s most treasured landmarks. Tradition holds that, in ancient times, a temple dedicated to the god Apollo once stood here. Later, St. Benedict of Nursia, during his journey from Subiaco to Montecassino, paused in Veroli and built a small oratory and a monastery for his monks on this very site. This tradition is supported by the Acta S. Placidi, reported by the scholar Jean Mabillon, and confirmed by an ancient parchment Martyrology preserved in the basilica’s archive. In this document, St. Benedict is called the “Father and Founder” of the sacred building, reflecting the Benedictine tradition of deep spiritual and architectural influence.
Over the centuries, the original oratory was expanded into the church we see today, which has undergone many transformations. The Benedictine monks remained here until the early 12th century, when they were succeeded by the Canons Regular. The current layout of the basilica dates to the 12th century, and several architectural elements from that period still survive: the base of the bell tower, the portico, and the apses, decorated with blind arches and small columns resting on carved corbels.

The façade is particularly striking, enriched with mysterious low reliefs that blend artistic beauty and spiritual symbolism. Among these are cosmological motifs — concentric circles linked by a line forming four ovals — representing the connection between God and the world, the divine and the human. One relief stands out above all: the Paschal Lamb, symbolizing Christ’s innocence and sacrifice.
The upper level of the entrance hall once served as an oratory for the monks. A rectangular double window on the north-eastern side, with its central stone divider, still hints at this early phase. The basilica underwent major restoration in 1575, when the Canons called upon Martino Veneziano, an architect who left his signature on the façade with the proud inscription: “EST MANIBUS FACTUS MARINI QUEM PROBAT ARCUS” — “Made by the hands of Martino, as proven by the arch.” Further inscriptions inside the church bear his name and testify to his role in shaping the structure we see today.
The main altar, built from fine marbles in the Baroque style, was consecrated in 1753. The frescoes adorning the central apse date to the 19th century and depict Christ embracing the Cross, flanked by St. Erasmus and St. Benedict. Behind the altar, the warm tones of the 18th-century walnut choir stalls, crafted by local artisans, create an atmosphere of quiet devotion.
On the left wall of the presbytery hangs an impressive large painting commissioned in 1767 by Monsignor Vittorio Giovardi. It commemorates a historic meeting held here in 1170, when Pope Alexander III, representatives of the Lombard League, and Everard, Bishop of Bamberg, envoy of Emperor Frederick Barbarossa, gathered to seek peace after long years of conflict.
Nearby, a smaller yet graceful painting of the Baptism of Christ recalls the style of Carlo Maratta’s masterpiece in the Certosa di San Martino in Naples, with its refined elegance and classical composition.
The basilica also safeguards a Sacred Treasure of exceptional beauty and value, including a gilded silver chalice and paten from the 14th century, and a bronze encolpion — a reliquary cross worn around the neck — from the 12th century.
The chalice is linked to a remarkable Eucharistic miracle that took place on March 26, 1570. During the Forty Hours devotion in the chapel of St. Gregory, the Host displayed inside the chalice was said to perform extraordinary miracles, witnessed by many faithful. After ten days of continuous adoration, the Host was carefully sealed and preserved in the tabernacle. The events were documented by Bishop Ortensio Battisti, who collected testimonies of miraculous healings and divine signs. To honor the miracle, the sculptor Francesco Nagni later created a bronze monument of angels to guard the sacred chalice.
The encolpion is another precious relic — a double-sided cross depicting, on one side, the Crucifix surrounded by the Virgin Mary and Saints Nicholas and John, and on the other, the Madonna and Child with Saints Demetrius, George, and Procopius. The contrast between the soft, rounded forms of the figures and the sharp, instinctive lines of the engraving gives the piece its distinctive expressive power.
Finally, the archive of St. Erasmus holds an extraordinary collection of medieval documents, including 9th-century parchments studied and published by scholars such as Mottironi, and a 13th-century Martyrology of great historical interest.

Basilica di Sant'Erasmo - Veroli
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